Quando ho comprato la pentola a pressione, mia nonna ha alzato gli occhi al cielo. “Con quella”, ha detto, “la carne viene cotta, non cucinata”. Ci ho messo anni a capire che aveva ragione e torto insieme.
La pentola a pressione non sostituisce l’amore, ma se la si usa con la sua stessa logica, accorcia i tempi senza rubare il sapore. Lo spezzatino è il banco di prova perfetto.
Quello che una volta richiedeva ore di bollore lento, oggi si prepara in meno di un’ora, ma il risultato deve essere identico: carne che si sfila con la forchetta, sugo denso che si attacca al cucchiaio. La ricetta che uso è ancora la sua. Solo che ora la seguo con la pentola che lei non avrebbe mai voluto in cucina.
La nonna diceva sempre: “La carne va rosolata bene, altrimenti tutto il resto non serve”. E aveva ragione. Il segreto dello spezzatino non è nella pentola, ma in quello che si fa prima. La carne va sigillata a fuoco vivo, deve prendere colore su tutti i lati. Solo dopo si aggiungono gli altri ingredienti. Nella pentola a pressione, poi, bisogna stare attenti ai liquidi: ne serve la quantità giusta, non troppa, perché non evaporano come in una pentola normale. Il resto lo fa il tempo di cottura, che cambia a seconda del taglio di carne.
Gli ingredienti che serviranno, dunque, sono solo i seguenti:
Si taglia la carne a pezzi regolari, si infarina leggermente e si fa scaldare l’olio nella pentola a pressione senza coperchio. Si rosola la carne a fuoco vivo, pochi pezzi alla volta, perché non deve bollire ma sigillarsi. Si toglie e si tiene da parte. Nello stesso fondo si soffriggono cipolla, carota e sedano tritati fini, poi si sfuma con il vino rosso, si fa evaporare, si aggiunge il concentrato di pomodoro e si mescola.
Si rimette la carne nella pentola, si copre con il brodo caldo fino a metà della carne, si sala, si pepa. Si chiude la pentola con il suo coperchio, si porta a pressione e si cuoce per 40 minuti dal sibilo.
Trascorso il tempo, si lascia abbassare la pressione da sola. Si apre, si controlla la consistenza: la carne deve essere tenera, il sugo denso. Se necessario, si lascia restringere ancora qualche minuto a fuoco scoperto. Si serve caldo, con un contorno di patate al forno o una polenta morbida. Nonna avrebbe detto: “Così viene buono come il mio”. Ed è vero.
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